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XVI LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

 

 

PROPOSTA di LEGGE

 

d'iniziativa del deputato

REALACCI, MIGLIORI, BOSI, VENTURA, GIACOMELLI,  PISTELLI

 

Istituzione dell'anno vespucciano in occasione del cinquecentenario

della morte di Amerigo Vespucci

 

«Arrivai alla terra degli Antipodi, e riconobbi di essere al cospetto della quarta parte della Terra. Scoprii il continente abitato da una moltitudine di popoli e animali, più della nostra Europa,

dell'Asia o della stessa Africa»

 

Onorevoli Colleghi! Nell’anno 2012 ricorre il quinto centenario della morte di Amerigo Vespucci, grande navigatore e profondo studioso dei mari. Egli fu tra i primi esploratori del Nuovo Mondo, in particolare delle coste orientali del Sud America e fu tra i primi ad affermare che, nei suoi ripetuti viaggi, avesse scoperto un nuovo continente e non una rotta occidentale per raggiungere via mare l’Estremo Oriente.

 

Vari studiosi e scrittori americani, spagnoli e di altre nazioni considerano il fiorentino Vespucci come uno dei più grandi, o addirittura il più grande, marinaio della storia. Osservatore preciso di ogni fenomeno naturale giungeva spesso a formulare conclusioni esatte e le sapeva mettere in pratica. Possedeva un’intuizione straordinaria che gli permise, tra tante altre cose, di scoprire e interpretare una determinata irregolarità della bussola, di trovare le correnti contrarie (come quelle del Golfo) ed approfittare dei venti alisei e intuire i primi sintomi d'un uragano che s'avvicinava. Si tramanda che sapesse sempre dove si trovava, in qualsiasi punto dell'Oceano, e come dirigersi con sicurezza dove voleva. Inventò termini marittimi così precisi che ancora oggi s'usano, e tracciò rotte che rappresentano ancora l'unico cammino per chi vuole attraversare l'Oceano con navi a vela.

Amerigo Vespucci, nato a Firenze nel 1454, compì complessivamente quattro spedizioni; più attento alla comprensione della geografia dei luoghi, che alla ricerca di grandi ricchezze, disegnò un certo numero di mappe delle terre esplorate e redasse alcuni diari. Amerigo Vespucci partecipò al primo viaggio di esplorazione nel 1497 con Juan de la Cosa. Probabilmente fu il re Ferdinando II di Aragona a volere questa spedizione, per rendersi conto se la terraferma fosse realmente distante dall'isola di Hispaniola ed avere così una visione più ampia e precisa delle nuove terre. Le navi toccarono terra probabilmente nella attuale penisola della Guayira (Colombia).

Nel 1499 Amerigo Vespucci prese parte ad una spedizione transoceanica armata dalla Spagna al comando di Alonso de Ojeda, con Juan de La Cosa, esperto marinaio e abile cartografo, già al seguito di Colombo, navigando lungo la costa orientale del sud America. In questa occasione, osservando la congiunzione di Marte e della Luna, Vespucci riuscì a calcolare quanto il viaggio lo aveva condotto ad ovest.  Dopo avere toccato terra in corrispondenza della odierna Guyana, Ojeda e Vespucci si separano, Amerigo proseguì verso sud e, toccata la foce del Rio delle Amazzoni, raggiunse Trinidad, il fiume Orinoco, spingendosi tanto a sud da toccare la Patagonia prima del rientro in patria.  La constatazione che le terre toccate avevano un’estensione enorme convinse Vespucci che quelle coste dovevano essere il margine di un continente.

Nel 1501, con l'incarico di continuare l’esplorazione compiuta l’anno prima da Pedro Álvarez Cabral e di definire la posizione di Vera Cruz, come era stata ribattezzata dal Cabral la costa del Brasile, per stabilire se il possesso spettasse alla Spagna o al Portogallo, secondo il Trattato di Tordesillas, Vespucci salpò su imbarcazioni che portavano la bandiera portoghese e con queste si spinse 400 miglia più a sud della Terra del Fuoco.  Durante questa esplorazione, Vespucci realizzò che il nuovo continente era separato dall'Asia, compilò resoconti dettagliati descrivendo la cultura degli indigeni, la loro dieta, le credenze religiose.

Il primo di gennaio 1502 le navi guidate da Vespucci entrarono nella baia di Rio de Janeiro, dopo aver doppiato Capo San Tomé, e proseguirono fino a Rio de Cananor. Dopo quattro mesi, due sole, delle tre caravelle, fecero rientro a Lisbona.

Il viaggio poté confermare quanto supposto già dal precedente: quella terra non era un’isola, ma una “terraferma grandissima” che nulla aveva a che fare con l’Asia. E nuove erano la vegetazione, gli animali, e gli indigeni, dei quali aspetto, usi e costumi non avevano uguali nel mondo conosciuto.

Nel maggio del 1503 partì da Lisbona un'altra spedizione, destinata all'insuccesso, con l'incarico di esplorare la costa sudamericana. Delle sei navi della spedizione, due erano state armate da mercanti fiorentini, che ne avevano affidato il controllo a Vespucci.

 

All'inizio del Cinquecento furono pubblicati i suoi scritti, Mundus Novus e Quator Navigationes che ebbero un notevole successo perché raccontavano dei suoi viaggi dall'Europa al Nuovo Mondo e lungo le sue coste fino alla Terra del Fuoco

Il concetto di Mundus Novus intuito ed elaborato da Amerigo Vespucci può essere, nella sua originalità, accostato alla definizione di utopismo moderno fin dalla sua origine. Le gesta e l’opera di Vespucci sono in effetti pressoché contemporanee alle tesi di Tommaso Moro. L’ideologia e gli schemi geografici approntati nell’Utopia di Moro plasmano la realtà dell’altrove utopistico come un’anti-realtà sorprendente e inattesa, strana, curiosa. Proprio la realtà descritta nei suoi viaggi da Vespucci.

Nel lungo e faticoso viaggio vespucciano dell’estate del 1502, al servizio del re portoghese Dom Manoel I, l’America meridionale si era rivelata per la prima volta e inequivocabilmente per ciò che è in realtà: non le Indie tanto cercate da Colombo e nemmeno il suo margine orientale, ma una “terraferma grandissima”, un vero e proprio continente fino a quel momento ignorato dalla cultura geografica occidentale.

Fu il cartografo Martin Waldseemüller a usare il genere femminile (America) trasposizione del latinizzato (Americus Vespucius), per indicare il nuovo continente in una carta del mondo disegnata nel 1507, contenuta nella Cosmographiae Introductio. L'idea di Waldseemüller era che l'appellativo si riferisse all'attuale America meridionale, cioè alle terre toccate da Vespucci.

Solo con Vespucci quindi la dimensione culturale della “scoperta” assume la pienezza del suo significato, perché solo con lui l’Europa comprende che il problema della via occidentale delle Indie – mero problema tecnico di convenienza mercantile – si trasforma in un gigantesco impegno di esplorazione e di colonizzazione.

E così, mentre le affermazioni di Colombo di essere giunto verso le Indie riecheggiavano inequivocabilmente le orme dei suoi predecessori (Marco Polo e le cosmografie medievali), in modo da persuadere i lettori della costruzione di una nuova realtà e da ottenere una credibilità delle sue descrizioni, ritenendo ostinatamente che Cuba, Giamaica e Hispaniola fossero parte dell’ Asia, Vespucci assumeva, invece, la differenza come un dato più rilevante che la somiglianza. Asia non è, ma America. E questo fu il motivo per cui oggi noi chiamiamo America quella parte del mondo e questa fu l’importanza del personaggio che attribuì il suo nome al nuovo continente da poco scoperto.

Inoltre proprio per l’importanza di Vespucci come navigatore e grande esploratore, la nave scuola  simbolo della Marina Militare Italiana porta il suo nome. Il veliero, costruito nel 1931 a Castellammare di Stabia, effettua campagne addestrative per gli allievi del primo anno dell’Accademia Navale di Livorno e tra le molte attività  si è recata:  in Nord Europa 37 volte, 20 in Mediterraneo, 4 in Atlantico Orientale, 7 in Nord America, 1 in Sud America e ha effettuato la circumnavigazione dell’intero globo terrestre.

 

L’istituzione di un anno di celebrazioni per ricordare Vespucci oltre ad essere un fondamentale tributo ad uno dei maggiori personaggi della storia italiana, potranno rappresentare un’importante occasione per sviluppare eventi di interesse internazionale ed il relativo indotto sia di carattere culturale e scientifico sia di promozione turistica e di relazioni internazionali, in particolare fra Italia e Stati Uniti.

 

 

Nell’articolo 1 della presente proposta di Legge, dunque, oltre all’indicazione del 2012 quale anno di Amerigo Vespucci si individuano le risorse per far fronte agli eventi a esso legati. L’articolo 2 istituisce il Comitato per le celebrazioni dell’anno di Amerigo Vespucci, affidandone la presidenza al Ministero per il Beni e le attività culturali e prevedendo la rappresentanza del Comune di  Firenze, dell’Università di Firenze, oltre che della Regione Toscana. Al Comitato è affidato, naturalmente, il compito di individuare ed organizzare tutti gli eventi dell’anno vespucciano. Con l’articolo 3, infine, si provvede alla copertura finanziaria.

 

 

PROPOSTA di LEGGE

 

Art. 1.

(Anno di Amerigo Vespucci).

      1. Il 2012, anno in cui ricorre il quinto centenario della morte di Amerigo Vespucci, grande navigatore ed esploratore delle coste orientali del Sud America, dal cui cognome prese il nome l’intero continente, è dichiarato anno di Amerigo Vespucci. Per la preparazione e l'organizzazione degli eventi legati a tale ricorrenza e per il funzionamento del Comitato di cui all'articolo 2 è concesso al Ministero per i beni e le attività culturali un contributo di 10 milioni di euro, di cui 1 milione di euro per il 2009, 2 milioni di euro per il 2010, 3 milioni di euro per il 2011 e 4 milioni di euro per il 2012.

Art. 2.

(Comitato per le celebrazioni).

1.      È istituito, con sede in Roma presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato per le celebrazioni dell'anno di Amerigo Vespucci, di seguito denominato «Comitato», presieduto dal Ministro per i beni e le attività culturali o da un suo rappresentante e composto dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca o da un suo rappresentante, dal Ministro della Difesa o da suo rappresentante, dal Presidente della Regione  Toscana o da suo rappresentante, dal Presidente della Provincia di Firenze o da suo rappresentante, dal Sindaco di Firenze o da suo rappresentante, dal Rettore delle Università di Firenze  

2.            2. Qualora lo ritengano opportuno, il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente della Camera dei deputati possono designare, quali ulteriori componenti del Comitato, un proprio rappresentante.

3.            3. I rappresentanti delle altre amministrazioni, enti, istituti od organismi proponenti le iniziative celebrative di cui al comma 4, lettera a), partecipano alle riunioni del Comitato inerenti le iniziative medesime.

      4. Il Comitato svolge le seguenti funzioni:

          a) valutazione e approvazione delle iniziative proposte per la celebrazione dell'anno di Amerigo Vespucci, che possono essere avviate anche antecedentemente all'anno 2012, individuando quelle per le quali si reputa opportuno chiedere l'alto patronato del Presidente della Repubblica;

          b) predisposizione del programma delle iniziative di cui alla lettera a), da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale;

          c) valutazione e approvazione delle ulteriori iniziative, non rientranti nel programma di cui alla lettera b), proposte dalle amministrazioni dello Stato nonché da altre amministrazioni, enti, istituti, fondazioni od organismi pubblici e privati;

          d) comunicazione e informazione sulle iniziative celebrative, a livello nazionale e internazionale, anche mediante specifiche pubblicazioni;

          e) individuazione, anche tramite un concorso nazionale di idee, di un apposito logo che caratterizzi, in maniera tipica ed esclusiva, le iniziative celebrative approvate dal Comitato;

          f) determinazione delle condizioni e delle modalità di utilizzo del logo di cui alla lettera e);

          g) promozione di carte-valori postali commemorative del grande navigatore fiorentino o celebrative dell'anno di Amerigo Vespucci;

          h) realizzazione e aggiornamento di uno specifico sito internet quale punto di riferimento per la documentazione relativa alla vita e alle gesta del grande navigatore fiorentino nonché per la diffusione delle iniziative celebrative;

          i) formulazione di pareri sulla concessione dei patrocini, da parte delle amministrazioni dello Stato, alle varie iniziative celebrative.

      5. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro della Difesa, da emanare entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità per l'organizzazione e il funzionamento del Comitato, compresa la eventuale individuazione di uffici di rappresentanza decentrati.

      6. Gli oneri relativi a ciascuna iniziativa celebrativa sono cofinanziati dagli enti proponenti secondo una quota stabilita dal Comitato, al quale, a tale fine, è consegnata all'atto della proposta una scheda tecnica concernente i costi dell'iniziativa medesima e la relativa disponibilità di copertura.

      7. Il Comitato è tenuto a trasmettere alle Camere entro il 31 dicembre 2012 un rendiconto analitico delle spese e una relazione sulle iniziative promosse.

 

 

Art. 3.

(Copertura finanziaria).

      1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, pari a 1 milione di euro per il 2009, 2 milioni di euro per il 2010, 3 milioni di euro per il 2011 e 4 milioni di euro per il 2012, si provvede, per gli anni 2009, 2010 e 2011, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2009-2011, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2009, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.
      2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.    

 

Giu 0927

Il Mostro di Firenze

Pubblicato da Simone Terreni alle 21:16 in I Cinque Stelle


Il Mostro di Firenze non ha mai ucciso a Firenze.

Nonostante porti il nome della città fiorentina la storia del mostro di Firenze, le macabre uccisioni di 16 persone che avvennero tra il 1968 e il 1985 non avvengono tra strade asfaltate e palazzi cittadini. Le 8 coppie di giovani uccise con la medesima pistola, calibro 22, avvennero nella provincia di Firenze. Nella sua campagna.

 

Firenze e le altre città toscane sono dei luoghi formidabili per degli amanti. In due minuti sei in campagna. Con una auto qualsiasi puoi raggiungere posti nascosti tra colline, alberi, boschi. Luoghi ideali per passare un’ora d’amore.

 

Non voglio raccontare nuovamente la storia del Mostro o di Pacciani e dei compagni di merende.

 

Per chi non la conoscesse può visitare il sito di Chi l’ha visto  (www.chilavisto.rai.it/clv/2001-2002/IlMostroDiFirenze.htm) oppure recuperare quelle bellissime due puntate che Carlo Lucarelli dedicò a questa vicenda su Blu Notte – Misteri Italiani. Ogni tanto le danno in tv o sul satellite.

 

E non vorrei tirare fuori tutti gli aspetti raccapriccianti ed esoterici della vicenda (la setta, l’analogia con il sabba e jack lo squartatore, le misteriose morti di tante altre persone che sono di contorno a questa storia, le asportazioni nelle vittime a sfondo psico-mistico-sessuale).

Per questo potete trovare alcuni articoli interessanti su: http://cosco-giuseppe.tripod.com

 

Io vorrei piuttosto fare una piccola riflessione sui luoghi degli omicidi, raccontare il punto di vista di un giovane toscano che quando il Mostro colpiva era un bambino, e fare un ipotesi su chi sia il colpevole.

Credo di sapere chi sia il vero Mostro di Firenze, ma andiamo per gradi.

 

Cominciamo con i luoghi.

 

1968         Signa  lungo il Torrente Vignone

1974             Borgo San Lorenzo lungo il torrente Sieve, località le Fontanelle

1981             Giugno, Scandicci a Mosciano a 10 Km da Firenze

1981             Ottobre, Calenzano

1982             Montespertoli, Baccaiano, strada provinciale

1983             Scandicci, località Giogoli

1984             Vicchio

1985             San Casciano, via degli Scopeti

 

A me la storia del mostro fa paura.

Ma la paura maggiore non me la fanno le azioni, i fatti, quello che è successo. Il sangue, gli spari, le ferite, la ferocia. Sono i luoghi. Io in questi luoghi ci sono cresciuto, ci sono passato un sacco di volte. Sono spesso posti belli, volendo anche romantici.

 

E mi fa impressione che ad esempio il primo sospettato e la prima persona che finì in carcere abitava proprio a Montelupo Fiorentino, dove abitavo io. Era un guardone, che sapeva cose che non doveva sapere. E mi ricordo che di guardoni a quei tempi era pieno. Una volta ero dal mio barbiere, ero molto piccolo, ma ricordo perfettamente che alcuni suoi clienti si spartivano le zone per andare a vedere le coppiette fare all’amore. E dopo si raccontavano beceramente le loro avventure. Mi hanno raccontato addirittura che le mogli erano a conoscenza dell’attività notturna dei loro mariti e che spesso gli portavano la cena per non fargli perdere il posto nella piazzola di loro competenza. Microfoni, telecamere, macchine fotografiche. Un sistema organizzato. Mostro a parte già questo basterebbe per mettere paura. Depravati che violano la tua privacy. Vi assicuro che una volta mi è successo anche a me, negli anni novanta. Cristo, fa paura davvero.

 

Ma torniamo ai luoghi. Scandicci, Signa, Baccaiano, San Casciano.

Sono a pochi minuti da casa mia. E vista la dinamica di come si sono svolti gli omicidi. Vuol dire che il Mostro li conosceva bene, quei luoghi. Arrivava al buio, poco prima di mezzanotte, a piedi. Colpiva. Operava. Poi spariva senza lasciare traccia. Vuol dire che chi colpiva era toscano. Che poteva vivere accanto a me. Anche Vinci, un altro sospettato, è stato arrestato a Montelupo. Anche un dottore professionista sempre di Montelupo fu indagato.

I luoghi sono abitati. E gli abitanti nei luoghi sono responsabili delle vicende chi ci vive. La belva feroce, quindi, poteva essere il tuo vicino di casa.

 

 

 

All’inizio degli anni ottanta io ero piccolino.

 

La vicenda del Mostro ha però influenzato in maniera forte la mia infanzia. Il primo omicidio che ricordo era quello dell’82. Erano i giorni dei mondiali e io dovevo partire per l’Elba. Mio padre tornò a casa tutto trafelato. Aveva il giornale in mano. Ha colpito ancora, disse. Poi la vicenda venne seguita alla tv. Aveva colpito vicino, vicinissimo. A Baccaiano. I due ragazzi erano quasi riusciti a scappare e per la prima volta aveva commesso un sacco di errori. Ma aveva lo stesso vinto lui e i due poveretti erano morti.

 

Gli anni seguenti sembrava quasi un appuntamento fisso. Arrivava l’estate e prima o poi avrebbe colpito. Chi era? I Toscani lo sapevano. C’era si paura, ma noi reagiamo in maniera strana agli avvenimenti della vita. Noi abbiamo il nostro formidabile sarcasmo. Attenzione! Non ironia. Sarcasmo. Noi non ridiamo alle nostre battute. Le diciamo sempre con un filo di cattiveria e diffidenza. Spesso come arlecchino ci confessiamo burlando. Dietro ogni battuta c’è sempre una certa verità così noi si può dire tutto a tutti. Anche le cose più spiacevoli in faccia alla gente che non sopportiamo. Tanto è uno scherzo. Così i toscani alla domanda su chi fosse il mostro la risposta ce l’avevano eccome.

 

Cicci il Mostro di Scandicci!!

 

Scherzavano certo, ma fino a un certo punto. Si sapeva che era uno di noi. Perché noi non ci fidiamo mai fino in fondo degli altri.

 

Quando uscì poi la faccenda dei compagni di merende non vi dico le battute e le barzellette che furono fatte a quei tempi. E anche oggi è entrato nel nostro modo corrente di parlare.

 

Il culmine della psicosi da mostro si raggiunse con l’omicidio dell’85. Anche questo me lo ricordo bene. Anche questo era vicinissimo a casa mia. San Casciano.

 

Mi ricordo che una domenica pomeriggio, avevo 13 anni, mi portarono a fare una scampagnata sopra   Signa. Il Mostro aveva colpito da poco. Dappertutto, ma dico dappertutto, c’erano questi adesivi che con due occhi minacciosi che ti guardavano.

 

“OCCHIO RAGAZZI!!”

 

Era una pubblicità fatta per impedire che nuovi omicidi avvenissero. Io a quei tempi non è che capissi un granché di sesso ma non mi sembrava giusto. Al di là delle morti, non mi sembrava giusto che fossero i ragazzi che dovevano stare attenti.

 

 Questa paura è rimasta e quando negli anni successivi mi sono appartato questo timore è rimasto. Se non a me alle ragazze. Portiere chiuse, o luoghi dove magari c’erano altre coppie. Il Mostro di Firenze aveva vinto. Se ci pensate lui ha sempre colpito prima che i ragazzi facessero all’amore. Poco prima. Impediva così l’atto. C’è chi dice per turbe psichiche sua, c’è chi sostiene per motivi satanici. Fatto sta che ha impedito non solo che le coppie uccise facessero l’amore, ma anche di tante altre coppie che si volevano bene.

 

E veniamo a chi sia il mostro veramente.

 

Volete dei nomi? Vinci, Vanni, Pacciani e gli altri compagni di merende? La setta esoterica? I personaggi famosi, ricchi e abbienti? Il gruppo di persone che si ritrovavano dentro la villa a San Casciano? La pista umbra?

Ma il Mostro è vivo? E’ morto? Potrebbe ancora colpire?

Questa storia appassiona e appassionerà sempre. Unisce sesso e sangue. Cosa c’è di meglio?

 

La vicenda non è chiusa. In continuazione escono libri e trasmissioni tv rievocano i fatti senza approfondire.

 

Non credo che la verità sia semplice. E non credo si possa riuscire a trovarla fino in fondo. Tante congetture e pochi indizi. Oggi a distanza di venti anni non credo neppure sia così prioritario trovare tutta la verità, tranne naturalmente che per il  rispetto delle vittime.

La verità però esiste e credo di conoscere il colpevole di tutto questo sangue, il vero colpevole. Il Mostro di Firenze è la nostra terra toscana. La Toscana. La sua provincia ignorante e le sue ricche ville circondate da giardini impenetrabili. Sono i boschi belli di giorno e bui di notte. Sono gli angoli nascosti, nei quali ci troviamo per fare cose proibite. Sono la ferocia, l’invidia, la cattiveria di noi toscani.

 

Questo l’Etrusco lo sa ed è rassegnato.

 Sono secoli che la nostra terra, la nostra bella e incomparabile terra è bagnata dal sangue. Da un sangue versato con violenza. Dalle cruenti battaglie tra le città nel Medio Evo, dalla congiura alle corti dei Medici, Savonarola, le deportazioni Nazi-Fasciste durante la seconda guerra. Tanto bella quanto feroce.

 

Per chiudere, da buon toscano, mi viene a mente una battuta che dice Orson Welles nel film di Carol Reed “Il terzo uomo”:

 

<<In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo Da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cosa hanno prodotto? Gli orologi a cucù>>                       

Giu 0926

La Dinastia estinta dei Medici

Pubblicato da Simone Terreni alle 20:53 in I Cinque Stelle


La Toscana è laica. Profondamente.

 

Volete la prova storica?

Andate a Firenze. Entrate a San Lorenzo, la Chiesa sacra dei Medici, il tempio di famiglia. Percorrete la navata centrale della chiesa fatta dal Brunelleschi. Lasciate stare per un attimo la bellezza delle simmetrie e l’armonia delle geometrie della Chiesa. Recatevi proprio davanti al brutto altare maggiore, un tempo circondato dagli affreschi del Pontormo. Mettevi al centro del tondo in marmo che si trova davanti all’altare. Ci sono tre finestrelle che illuminano un locale sottostante. Ecco i fiorentini dicono che vi trovate al centro di Firenze. Quindi nel centro del Mondo. E sapete chi si trova sepolto lì, al centro della chiesa, in un pilastro che regge tutta la Chiesa?

Un santo, direte voi. Un vescovo, un papa, un cardinale? In fondo nel Medio Evo usava così… No, nel punto più importante di Firenze si trova Cosimo il Vecchio, il patriarca della casa dei Medici.

 

Il Rinascimento non poteva che nascere a Firenze.

Basta dare un’occhiata a San Lorenzo per rendersene conto.

 

Il Brunelleschi progettava le chiese come se fossero dei trattati matematici. Il 3 e il 4 assumevano dei caratteri quasi esoterici in tutte le varie sottoforme (3x3=9, 3x4=12, etc.). e la ripetizione delle forme rappresentavano la ragione dell’uomo che poteva dominare la natura. Entrate in chiesa e mettetevi a contare. Assi ortogonali, spazio che viene ridotto a tre dimensioni (altezza, lunghezza, larghezza), piani di proiezione, infiniti ma finiti. Il Rinascimento parte dalla matematica.

 

Per parlare del Rinascimento  bisogna però parlare di morti.

 

Anzi della Dinastia Estinta dei Medici.

Bisogna parlare della Cripta dei Cappuccini Fiorentina. Per chi ha letto il bel libro di Joseph Roth capirà quello che sto cercando di dire. Certo in quel libro si parla degli Asburgo. Ma il luogo dove è sepolta tutta la dinastia che per circa un paio di secoli, quasi tre,   comandò il mondo dal punto di vista finanziario e che permise di ospitare i più grandi artisti che siano mai esistiti nella loro città, rievoca all’Etrusco le atmosfere di decadenza di quel bel libro.

 

In Toscana i Medici sono ancora vivi.

Il loro spirito non solo vive nei posti che hanno abitato, nelle ville e nei palazzi, nelle opere che hanno commissionato e nelle tradizioni che continuano a vivere.

 

I Medici vivono nelle persone comuni.

Sono tantissime le persone che conoscono le loro storie e le loro vicende a menadito, che hanno letto lo Young (ma possibile che il maggior esperto dei Medici sia straniero?), che sanno a memoria il loro albero genealogico.

 

Mio zio Piero è uno di questi.

Magari non sa chi è Alessandro Baricco ma riesce a ricordare tutti i matrimoni del ramo cadetto (quello che va da Cosimo I in poi, per intendersi).

 

Avvicinarsi ai Medici, spaventa.

È pericoloso. Rischi di perderti. O rimanere in soggezione. Intrighi, poteri, congiure, arte, omicidi, palazzi, misteri. Ci sono dei personaggi meravigliosi nella loro storia di cui la scuola non parla. Ti puoi imbattere in loro solo per caso. Isabella, Bianca, Giangastone. Simbolici e moderni.

 

L’unico conosciuto è Lorenzo de’ Medici, il Magnifico.

Quello di “chi vol esser lieto sia”. Quello che è morto quando hanno scoperto l’America. Invece non basta per avere una visione di insieme e capire chi siano stati veramente i Medici.

 

Come fare allora?

Facile. Si deve andare dove si trovano oggi i Medici. O meglio dove si trova quello che resta oggi dei Medici. Alle loro Tombe, nel complesso Laurenziano.

 

San Lorenzo si trova accanto al mercatino dove i turisti comprano le borsette finto Gucci, dove gli extra comunitari abusivi  scappano quando arriva la polizia, vicino al Mercato Coperto, di San Lorenzo appunto, dove è possibile mangiare il miglior Lampredotto della città.  

 

Sotto San Lorenzo c’è il pilastro dove è sepolto Cosimo il Vecchio.

Molto bello ma non è visitabile. Al massimo lo si può intravedere dalla grata dentro la chiesa, ma  l’Etrusco, che ci è stato da poco, vi assicura che fa effetto. Li vicino c’è anche la tomba di Donatello, che a San Lorenzo ha lavorato a stretto contatto col Brunelleschi, e c’è sepolto anche un Lorena (gli altri sono a Vienna).

 

Il sepolcro di Cosimo il Vecchio però sprigiona potenza.

Parte con quattro volte verso l’alto e sembra che tutto nasca da là. Firenze, la Toscana, la storia. A pensarci bene infondo tutto è cominciato con lui.

 

E lui era già un Medici.

Moderno e innovatore. Ricco e potente, amante della bellezza e della cultura. Mecenate e politico. Basta vedere cosa ha fatto fare lì accanto a San Lorenzo. La Biblioteca Laurenziana, nel chiostro di San Lorenzo. È il luogo dove sono conservati i manoscritti più preziosi d’Italia. Purtroppo è chiusa e  l’Etrusco è riuscito a vederla solo in foto o in Tv,  a Quark. Molto bella però è la scala di accesso alla Biblioteca, di Michelangelo. Se siete fortunati provate a chiedere al custode se potete sbirciare un attimo dentro. A volte lo permettono. L’Etrusco purtroppo non ce l’ha fatta.

 

La visita di San Lorenzo è obbligatoria!!

 

 

La chiesa fuori è bruttissima.

La facciata manca. Doveva farla Michelangelo, per ordine di Leone X, Papa della Famiglia Medici (vi rendete conto che erano così potenti che potevano fare qualsiasi cosa, compresi papi e regine di Francia). Ma fu interrotto. Ne restano alcuni schizzi (ce ne sono al Louvre) e a Casa Buonarroti c’è un modellino che la riproduce. Ve lo immaginate una chiesa con l’interno fatto dal Brunelleschi e la facciata realizzata da Michelangelo? Sarebbe stato come far giocare nella stessa squadra Maradona e Pelè.

 

Il dentro invece è bellissimo.

Le linee geometriche bicromatiche dell’interno del Brunelleschi, i pulpiti di Donatello, lo Sposalizio della Vergine del Rosso Fiorentino. Basterebbero questi.

 

Ma la vera gemma è la Sagrestia Vecchia.

Dedicata a San Giovanni, l’Evangelista, realizzata sempre dal Brunelleschi, prima di tutto il resto. Le decorazioni scultoree sono di Donatello.

 

Sentite, l’Etrusco non è certo un critico d’arte.

Ma vi assicura che i ragionamenti che il Brunelleschi fece realizzando questo piccolo luogo sono stati una vera rivoluzione. Per l’Architettura, per l’Arte, per l’Uomo. Esistono  piccole cose che possono cambiare il mondo. Questa è una di quelle.

 

Qui dentro c’è sepolto Giovanni di Bicci.

Padre di Cosimo il Vecchio. All’Etrusco piace una piccola cupola decorata di azzurro, proprio di fronte all’entrata. Vi è raffigurato un cielo stellato. Attraverso la posizione del cielo che viene riportata si potrebbe risalire a un giorno ben preciso. Sembrerebbe quello in cui Firenze ricevette la visita di un importante personaggio proveniente dall’oriente. Un piccolo mistero.

 

Purtroppo l’accesso alla Chiesa è a pagamento.

Brutto vizio delle Chiese Fiorentine. Ma al suo interno, a volte, si può usufruire delle visite guidate fatte dalla Cooperativa che gestisce le attività delle culturali, Opera d’Arte. (info: sanlorenzo@operadarte.net). Alcune ragazze giovani e preparate vi spiegheranno tutto.

 

Prima di uscire un consiglio: andate nel transetto sinistro. Prima dei pulpiti c’è una bellissima tela di Pietro Annigoni. Opera moderna, raffigura Giuseppe che amorevolmente accarezza Gesù bambino nella sua bottega di  falegname. Anche l’Etrusco ogni tanto si intenerisce.

 

La maggior parte dei Medici è sepolta nelle Cappelle Medicee.

 

L’accesso è esterno alla chiesa, da Piazza Madonna degli Albrandini ed è a pagamento. Vi giuro che 6 euro non sono granché per vedere uno dei posti più belli del mondo.

 

Il primo ambiente che troviamo è sobrio e solenne. La Cripta.

Per terra si trovano le iscrizioni in latino delle lapidi di tutti i Medici. È divertente girovagare con una fotocopia dell’albero genealogico e cercare i vari personaggi storici.

 

Ecco quel bacchettone di Cosimo III, qui c’è Francesco I, l’alchimista (del suo studiolo a Palazzo Vecchio ne riparleremo), poco più avanti Anna Maria Luisa, l’ultima della stirpe granducale, in fondo c’è Giangastone, morto prigioniero di se stesso, ultimo Granduca.

 

 La sua tomba in questo periodo è soggetta a degli scavi e degli studi. Hanno aperto da poco una piccola cella sottostante trovando il corpo di Giangastone e di alcuni bambini morti prematuramente. Sono in corso studi sia per ricostruire gli abiti sia per trovare le cause di morte dei corpi. È difficile trovare una dinastia completa come quella dei Medici sepolta nello stesso luogo. Quindi questi studi sono interessanti anche da un punto di vista medico. E un piccolo riassunto delle scoperte fin qui fatte, con tanto di reportage fotografico, lo potete trovare nella recente pubblicazione dal titolo I medici riesumano i Medici (o qualcosa del genere). Se andate nella sezione dedicata alla Toscana di qualsiasi libreria ben fornita di Firenze lo troverete in bella mostra.

 

Prima di salire al piano superiore recatevi al centro della cripta.

Dopo aver dato un’occhiata in giro (ricordatevi della pianta e delle collocazioni delle varie tombe, la ritroveremo nella Cappella dei Principi, al piano superiore) abbassate lo sguardo. Troverete Giovanni dalle Bande Nere, il Medici preferito dall’Etrusco.

 

La sua storia e la sua morte la trovate in quel film capolavoro di Ermanno Olmi, Il mestiere delle armi. Il film è difficile, in lingua parlata del tempo, sottotitolato in italiano. Ma è stupendo, per fotografia e ricostruzione storica. Se una volta avete voglia di guardare un libro di storia invece di leggerlo, prendete il dvd di questo film.

 

Giovanni dalle Bande Nere (nel film viene spiegato il perché di questo nome, nonostante si chiamasse Ludovico) è un personaggio doppiamente simbolico. Lui era un Capitano di Ventura. Padre di Cosimo I, primo Granduca, segna il passaggio tra i due rami della famiglia Medici, creando un ponte tra passato e futuro. Ma è la sua morte che è simbolica. Ucciso da uno sparo, dalla polvere da fuoco, da un’invenzione, dalla tecnologia. Rappresenta il primo personaggio famoso ucciso da un nuovo modo di combattere. La famiglia Medici è stata protagonista del trapasso dal Medio Evo a un ‘età moderna. Le principali vicende storiche di quel periodo sono passate da loro o dalle loro banche.

 

 

 

Saliamo al piano superiore.

Un ambiente amplissimo, dal colore tenue, un luogo che non ti aspetti a Firenze, uno slancio verso l’alto. La Cappella dei Principi.

 

Bellissima ma incompiuta.

Concepita da Cosimo I ma voluta da Ferdinando I. Simbolo della potenza Medicea vi sono custoditi i mausolei e monumenti funebri dei principali Medici.

 

È sempre imbracata.

L’Etrusco vi è stato diverse volte ma ha sempre trovato restauri e impalcature che spesso arrivano fino al soffitto. In fondo cosa importa all’Italia di tutelare in tempi brevi un patrimonio come questo.

 

Belli sono gli stemmi delle città suddite dei Medici, bello l’altare con la cena di Emmaus, bello il pavimento. Qui, dice che doveva essere messo il Santo Sepolcro di Gerusalemme comprato dai Medici, qui dice vi sia venuto in visita Hitler, qui si può leggere la decadenza degli ultimi anni di governo dei Granduchi Medicei.

 

Dal basso verso l’alto.

 

Quando cominciò la costruzione di questa opera i Medici erano ricchissimi. Tutto l’interno doveva essere ricoperto di pietre preziose. Per realizzarlo fu fondato una Istituzione che tutt’oggi è una bella realtà culturale nel panorama fiorentino e nazionale. L’Opificio delle Pietre Dure. Ne riparleremo. Considerate il fatto che i restauri più difficili oggi vengono realizzati da loro.

 

Il prezioso manto funebre oltre al porfido e ai graniti del pavimento vede nella parte più bassa di diaspri, quarzi, lapislazzuli, alabastri, coralli, madreperle. Più sale lo sguardo e più i materiali e il lavoro diventano meno preziosi, meno minuto. La volta poi credo sia opera ottocentesca. Doveva essere ricoperta di lapislazzuli e fioroni in bronzo dorato. Barocca. Esisteva una commissione specifica che, compiva viaggi specifici in tutto il mondo, per trovare le specifiche pietre da inserire.

 

I Medici non le videro mai finite.

Quando l’Etrusco si trova qui dentro e su una sedia guarda verso l’alto, pensa che nella vita non bisogna mai essere troppo ambiziosi. In fondo anche i più grandi non sono riusciti a vedere realizzati i loro progetti più megalomani.

 

 

Lorenzo il Magnifico è sepolto nella Sagrestia Nuova.

E se Lorenzo dei Medici è uno dei personaggi più importanti della storia del mondo il posto dove è sepolto è uno dei luoghi più belli del mondo. Cercherò di spiegare queste due affermazioni.

 

Per l’Etrusco se si dovesse scegliere il personaggio storico che meglio rappresenta la toscanità non sceglierebbe Dante, Leonardo, Michelangelo. Quelli sono geni. Mica tutti i toscani lo sono. Anzi. Lorenzo invece è stato un toscano, diciamo così, normale che ha sfruttato in maniera intelligente le sue capacità. Quindi chi meglio di lui può rappresentare la toscanità, se esiste.

 

Per 23 anni (1469  - 1492) ha regnato circondandosi di gente come Poliziano, Pico de la Mirandola, Michelangelo, e tanti altri artisti e letterati. La cultura che cercava di promuovere, come Cosimo il Vecchio era un Mecenate, non era fine a se stessa, celebrativa della sua famiglia. Era qualcosa di più. Cercava di riflettere sul suo tempo e andare oltre il suo tempo. Era lui stesso a sperimentare, a mettere in discussione lo stato delle cose, perché lui stesso era letterato. Anzi uno dei più grandi letterati del suo tempo, come Federico II di Svevia. Solo che gli artisti che aveva intorno erano molto più bravi di lui. Comunque lui rimane l’autore forse delle poesia più famosa della letteratura italiana. La canzona di Bacco (nei prossimi post la leggerete). Il Carpe Diem fiorentino.

 

È stato il primo a buttare le basi di una storia della poesia con la Raccolta Aragonese. Una riflessione sulla letteratura Italiana (e di conseguenza, toscana, se non ci fosse stato lui forse il nostro italiano, la nostra lingua, oggi sarebbe diversa) anche se aiutato, specialmente nella prefazione, dal Poliziano, il ragazzo di Montepulciano che lo salvò nella Congiura dei Pazzi.

 

Come sarebbe bello se oggi Bush, Blair, Berlusconi, scrivessero poesie e allo stesso tempo mentre fanno i loro interessi privati cercassero di favorire, letterati, pittori, scultori, architetti. Potremmo digerire meglio le loro nefandezze sapendo che forse tra cinque secoli avremmo lasciato all’umanità una bella dote di opere d’arte.

 

Lorenzo de Medici è stato in fondo un politico.

Come un politico era vittima di congiure, ricorreva a ogni tipo di mezzo per ottenere ciò che voleva: cospirazioni, omicidi, matrimoni combinati, ricatti, alleanze. Dopo aver combattuto a lungo il papato (ve l’ho detto all’inizio che la Toscana è laica, per tutta una serie di ragioni) riuscì a mettere sul soglio pontificio Leone X suo figlio. E alla morte di quest’ultimo salì sul soglio pontificio suo nipote, Giulio de Medici, poi Clemente VII, figlio di Giuliano suo fratello.

 

 

Proprio la morte di Giuliano rappresenta un momento cruciale della storia della Toscana. I Pazzi erano una famiglia ricca e importante, quanto quella dei Medici. Sempre il Brunelleschi ha costruito per loro una Cappella bellissima accanto a Santa Croce (ne riparleremo).

 

Il 26 aprile 1478, proprio nel Duomo di Firenze, i Pazzi assalirono con spada e coltelli Lorenzo e Giuliano. Lorenzo fu ferito e solo grazie all’intervento Poliziano si salvò rinchiudendosi nella sagrestia. Giuliano morì. La vendetta fu tremenda. Le lotte contro il Papa, che aveva appoggiato la congiura, aspre. All’Etrusco questa vicenda ricorda sempre il Giulio Cesare di William Shakespeare. Solo che le lotte fratricide si sono svolte, non due secoli fa a Roma, ma quattrocento anni fa proprio nella città più evoluta di quel mondo conosciuto. In Toscana. Possibile che siamo sempre pronti a scannarsi tra di noi?

 

Il popolo si sollevò in favore di Lorenzo.

Lorenzo era amato e popolare. La sua Firenze era un luogo pieno di facili costumi, ricca, lasciva, lontana da Dio. Ma dietro l’angolo c’era già Savonarola, che cominciava a predicare. Qualche anno dopo si metterà a bruciare libri. Ne riparleremo.

 

Nel 1492, nella villa di Careggi, tra incredibili dolori Lorenzo de i Medici, detto il Magnifico, morì.

 

Al suo capezzale oltre agli amici artisti e letterati ci fu proprio il Savonarola.

Per tutta la sua vita aveva cercato di realizzare una Firenze ideale e la lasciava in mano a colui che avrebbe cancellato la sua opera. Che buffa è la storia. A volte sembra che sia un grande scrittore a scriverla.

 

E l’Etrusco da semplice lettore ne rimane sempre affascinato.

 

Canzona di Bacco

 

Al carnevale del 1490, due anni prima di morire, Lorenzo il Magnifico scrisse questi versi.

Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Quest'è Bacco e Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti:
perché 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe e altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Queste ninfe anche hanno caro
da loro esser ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se son gente rozze e ingrate:
ora insieme mescolate
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Questa soma, che vien drieto
sopra l'asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto
già di carne e d'anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s'altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi sian, giovani e vecchi,
lieti ognun femmine e maschi;
Ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò ch'ha a esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

LORENZO IL MAGNIFICO (1449 - 1492)

 

 

Uno dei posti più belli del mondo per l’Etrusco è la Sagrestia Nuova.

 

Michelangelo pensò a Brunelleschi quando concepì questo capolavoro.

Il luogo contiene un uomo morto di strazi e uno morto ucciso. E tutto è così semplice, lineare, armonioso. Le sculture, la cui collocazione finale sono dovute al Vasari, fanno parte integrante dello spazio architettonico. Michelangelo nel 1534 dopo tormentate vicende politiche se ne andò definitivamente a Roma.

 

Istruzioni per l’uso.

Andateci con un professore di Filosofia, un critico d’Arte e uno Storico. La mattina presto quando le frotte dei turisti giapponesi non sono ancora arrivate. Chiedete a questi illustri intellettuali il significato di questo, come possiamo definirlo, spazio architettonico.

Loro se ne staranno a disquisire per ore parlando di geometrie, volumi, spirali, triangoli, quadrati, allegorie, tempo, spazio. La verità è che ognuno da sempre una interpretazione diversa perché in questo luogo Michelangelo sembra che avesse scoperto la Teoria della Relatività, molto prima di Einstein.

 

Le quattro bellissime statue rappresentano la Notte, il Giorno, l’Aurora e il Crepuscolo. Sono tutte attorcigliate. Fate attenzione ai loro sguardi. Cercate di disegnare delle linee immaginarie partendo proprio dagli occhi di tutte le statue.

 

La Madonna col bambino è stupenda. Tutta aggrovigliata mentre aspira verso l’alto.

 

Ora io potrei continuare per un sacco di tempo a descrivervi questo posto.

Sarebbe tempo perso. È uno spazio architettonico, abbiamo detto. E come tale bisogna esserci dentro per capire quello di cui vi sto parlando. Però ricordatevi queste parole e mormoratele quando siete li dentro.

 

Spazio, Tempo. Vita, Morte. Spazio, Tempo. Vita, Morte.

 

Come un mantra. Dopo esserci stati capirete il perché.

 

Un aneddoto.

A Michelangelo rimproveravano sempre che la statua di Giuliano duca di Nemours, figlio di Lorenzo il Magnifico, non era per niente somigliante con il vero Giuliano. Michelangelo un giorno sbottò : “Ma chi vuoi chi se ne accorga dopo dieci secoli?” Quando si dice essere coscienti delle proprie capacità.

 

Una cosa fa sempre sorridere l’Etrusco.

Una delle due statue accanto alla Madonna, che formano un triangolo ideale, l’ha fatta Raffaello da Montelupo (quella a destra San Damiano). Fa impressione trovare un proprio concittadino che ha contribuito a realizzare uno dei posti più belli del mondo. Allora c’è speranza per tutti.

 

 

Il viaggio dell’Etrusco sui Medici si è un po’ allargato.

L’avevo detto che erano cose difficili e anche un po’ noiose. Ma come si fa a non parlarne. Sarebbe come parlare di calcio e non citare mai l’Ayax di Cruijff e l’Ungheria di Puskas. È vero che sono persone vissute tanto tempo fa. Ma oggi siamo quello che siamo anche per colpa (merito) loro.

 

L’ultimo post non c’entra con i Medici.

Almeno non direttamente. C’entra con Michelangelo. Quando stava costruendo la Sagrestia Nuova a Firenze, i Medici nel 1527 furono cacciati. Tornò la Repubblica. Michelangelo era sempre stato un convinto assertore della Repubblica. Vi ricordate del David (ne ho già parlato)?

 

Per difendere Firenze contribuì a costruire le mura di San Miniato a Monte. E quando dopo un lungo assedio da parte dell’esercito imperiale di Carlo V (1529-1530) la Repubblica capitolò, Michelangelo fu nascosto dal canonico di San Lorenzo, l’amico Figiovanni proprio nella Sagrestia Nuova.

 

Attraverso una botola nel pavimento, giù per delle scale ripide si scende a un ambiente stretto e angusto dove da finestrelle strette si vede il mercato di San Lorenzo. Qui probabilmente, per difendersi dalle rappresaglie dei Medici stette nascosto Michelangelo. Dalle finestrelle vide entrare a Firenze Alessandro de Medici e vide tutte le repressioni che compirono per ristabilire l’ordine.

 

Una persona normale se ne sarebbe stata ferma e buona.

Michelangelo invece dentro di se aveva il fuoco. Il Furor. Con carboncini ha riempito le pareti di questo luogo di disegni. Schizzi.

 

Cavalli, corpi nudi di uomini e di donne, particolari, mani, piedi, schiene, volti. Alla ricerca della bellezza suprema riempì tutte le pareti, il soffitto, le finestre.

 

Vedere questo luogo è una delle sorprese più belle.

Purtroppo non è aperto al pubblico. Bisogna fare richiesta. Ma l’Etrusco vi assicura che ne vale la pena. Lì dentro mentre il genio contemplava con tristezza la disfatta dei suoi ideali, realizzava mentalmente i suoi futuri capolavori romani.

 

Se rimanete un po’ in silenzio e lasciate che i rumori che vengono da fuori sembrino essere sempre più lontani, potrete sentire sussurrare Michelangelo che dice:

 

Caro m’è il sonno, e più l’esser di sasso

Mentre che il danno e la vergogna dura

Non veder, non sentir m’è gran ventura,

però non mi destar, deh, parla basso.

 

                                                 

Giu 0925

Le Feste dell'Umidità

Pubblicato da Simone Terreni alle 20:40 in I Cinque Stelle


 D’estate la gente vuole stare all’aperto.

Specialmente la sera quando in Toscana si dice si va a prendere un po’ di fresco.

 

I ragazzi si ritrovano sui muretti con i loro motorini o ai giochini nei parchi, dove di giorno regnano sovrani mamme e bambini. Altri ragazzi si appartano in auto o sui prati. Gli uomini se ne vanno a giocare a bocce o a carte alla Casa del Popolo e le donne con i loro golf di cotone barcollano tra marciapiedi e panchine.

 

La Tv non vince d’estate.

La gente esce. Come un tempo, va a veglia. Cioè va a far tardi. Per scordarsi il caldo e la fatica del giorno. Per trovarsi e raccontarsi acciacchi e godimenti. Per aspettare insieme con misto di paura e speranza il caldo del sole del domani.

 

Oggi forse è più facile.

Uscire, incontrarsi, andare a mangiare a sagre e in pizzerie. Ci sono più soldi. Più possibilità. Qualche anno fa era diverso. La tv non aveva abbruttito e individualizzato ogni persona. L’auto non aveva reso più semplice spostamenti e contaminazioni. La gente aveva meno tempo libero.

 

Ma il poco tempo che aveva amava passarlo in compagnia.

Amava spesso avere appuntamenti fissi, luoghi fissi dove trovarsi. Amava durare fatica. Non solo lavorava tutto il giorno. Quando finiva si ritrovava a svolgere gratuitamente altri lavori per il bene della collettività

 

Collettività.

Che parola passata di moda. Oggi c’è individualità. Fa più figo. Più trendy.

 

È difficile fare oggi qualcosa che non sia una gratificazione personale.

Quando benessere e sviluppo non avevano tolto i bisogni primari, quando si poteva ancora patire la fame, parlo della nostra bella Toscana, la gente si rimboccava le maniche si dava da fare per migliorare la loro situazione.

 

Insieme.

Si industriava per avere strutture migliori rispetto a quelle che aveva trovato.

Insieme.

Si metteva a cercare delle soluzioni per far si che il loro tempo libero avesse un senso. Insieme.

 

 

 

 

 

Quando il nonno dell’Etrusco era giovane

il suo tempo libero lo passava a costruire la Casa del Popolo.

 

Una delle tante non importa quale.

Ma dovete pensare che in Toscana ogni paese, ogni frazione di paese ha il suo ritrovo, il suo Circolo. E non sono stati costruiti da comuni o da finanziamenti di privati ma da tanta gente che credeva in un progetto. Magari da realizzare in tanti anni.

 

Non fraintendete.

L’Etrusco non parla di politica. Ma di un fenomeno che ha caratterizzato per tanti anni (1950-70) la nostra società. Storie simili hanno avuto i Circoli MCL. Non c’entra la destra o la sinistra. C’entra un popolo che ha cominciato a conoscere il benessere e si è organizzato. Per avere luoghi dove andare a ballare il sabato sera, dove andare a giocare a tombola la domenica, dove conoscere la propria compagna che poi magari sarebbe diventata moglie e madre.

 

I Circoli, le Case del Popolo

erano luoghi dove si poteva prendere un caffè o un amaro a costi inferiori, dove il cassiere era quello che in paese era il più preciso, e il presidente quello che bociava di più. Era il luogo dove la gente si scannava per una briscola sbagliata dal compagno, dove si andava a farsi bravi per la buona pesca o l’ottima caccia. Dove si andava a parlare di politica. A discutere di politica. A litigare di politica.

 

Si perché magari si perdeva un sacco di tempo a discutere se era giusto o meno accettare la linea del partito, che non offriva possibilità di scelta ma che comunque si poteva democraticamente essere critici. Ma non troppo.

 

Era anche il luogo dove potevi leggere il giornale organo di partito. L’Unità.

 

Poi arrivava il momento del Culturale.

Erano le discussioni pubbliche, iniziative sui grandi temi, le grandi lotte dei diritti. O spesso erano incontri dibattito, proiezioni di film. Tutte le volte che si doveva usare la testa e riflettere era Culturale. Anzi come si dice da noi “Curturale”. Con la R.

 

La gente si sentiva parte di un progetto.

Un percorso. Si divertiva certo, si ubriacava con buon bicchiere di vino, ma si impegnava anche a cercare di capire come girava il mondo. Ci si informava.

 

Che tenerezza.

Questi omoni dalle mani tozze che nei polmoni avevano ancora il silicio delle vetrerie o le donne con i loro vestiti a fiori che sapevano ancora di brodo fatto con il lesso, che cercavano tutti seri, di far funzionare la loro materia grigia.

 

Magari non sapevano ne leggere ne scrivere,

ma si interessavano dei fatti in Ungheria o della Scala Mobile.

 

Cercavano di essere uomini. Con dignità.

 

Dignità, dignità, dignità.

 

 

 

La Festa dell’Unità era il prolungamento estivo naturale della Casa del Popolo.

 

Quindici giorni, a volte anche tre settimane o un mese nei centri più grossi. Ricchi programmi di eventi e iniziative. Da maggio a settembre era un susseguirsi di balli, dibattiti, incontri. C’era il ricreativo.

 

E il Culturale.

C’era naturalmente immancabile il ristorante (la pizzeria è venuta dopo) il Barre, dove si facevano ficattole e bomboloni caldi. C’erano alcuni stands immancabili come quello dei fiori o della pesca.

 

La parte politica avversa

era solita fare battute sulle Feste dell’Unità nelle quali naturalmente non mettevano piedi.

 

Un po’ per scelta, un po’ perché sarebbero stati subito additati che se la intendevano con i comunisti. Così fioccavano nomignoli tipo “La Festa dell’Umidità” o cose del genere.

 

Per i giovani, la Festa dell’Unità rappresentava, l’arrivo della bella stagione e con essa l’epoca degli amori, della possibilità di tirar tardi, di avere uno spazio dove , dopo il letargo invernale, ti ritrovavi.

 

Naturalmente le persone che lavoravano alla festa dell’unità erano volontari.

Non venivano pagati se non con una bevuta e un piatto di tortellini a fine serata.

 

La festa era costruita e gestita da persone comuni che smessi i panni di lavoro andavano a fare il doppio lavoro alla Festa.

 

Perché, lo abbiamo già detto, d’estate la gente vuol stare all’aperto.

 

 

 

 

Le Feste dell’Unità oggi o feste del Partito Democratico.

non sono molto diverse da come venivano svolte negli anni 50. Stand dove mangiare, palco centrale per balli e comizi, luoghi un po’ più appartati per dibattiti e incontri.

 

Il Culturale, insomma.

 

È buffo però

che oggi negli anni 2000 non si sia riusciti a trovare un modo per riattualizzare la Festa.

 

Anzi spesso oggi è in uno stato di decadimento che sembra non aver fine.

Le Feste raccolgono il peggio, un ricettacolo di subumanità che ha poco a che fare con lo spirito dei nostri nonni.

 

Prima di tutto le Feste sono diventate una questione di soldi.

La gente non mette mano al proprio portafoglio e allora si deve ricorrere allo sponsor.

Striscioni ovunque, opuscoli del programma pieni zeppi di aziende, volantini sui tavoli del ristorante. Senza considerare che gli sponsor spesso sono aziende edili o agenzie immobiliari (che spesso vanno a braccetto con le varie amministrazioni) e concessionari di auto (senza considerare tabaccherie o benzinai, tutte nobili professioni per carità) che vendono prodotti che nuocciono (spesso gravemente) alla salute.

 

Alla faccia dell’equo e anche del solidale. 

 

Il palco centrale spesso

prevede un delirio di Balli Lisci, serate Piano Bar, scuole di danze e palestre che sfruttano le feste per farsi una spudorata pubblicità.

Il programma politico

è una passerella imbarazzante di amministratori locali e onorevoli che vengono a parlare spesso senza un tema preciso.

 

Il Curturale poi

è dedicato a dibattiti strani, spesso fuori attualità, perché magari lo erano quando sono stati programmati ma ormai non interessano nessuno. Oppure parlano di globalizzazione, di prodotti alternativi, di giustizia sociale, al bancone accanto vendono Coca Cola e Nestlè.

 

E sonnecchiando o rubando sedie per andarsi a sedere a chiaccherare al fresco,

gli omoni dalle mani tozze e le donnette dai vestiti a fiori di oggi sembrano la pallida proiezione sbiadita dei ricordi nostri nonni.

 

 

 

 

 

Le Case del Popolo oggi sono la naturale proiezione di queste feste.

 

Non hanno più iniziative. Slanci. Innovazione. Ripetono all’infinito un modello vecchio di 50 anni. Con fierezza e all’insegna della tradizione. Sviluppo, progresso, sol dell’avvenire. Chi se ne importa.

 

Basta che ci sia il caffè, la partita su grande schermo la domenica pomeriggio della squadra del cuore e la Nazione da leggere a scrocco.

 

Ma lasciamo stare.

Ci sono isolate iniziative che vedono Case del Popolo lavorare a dei progetti belli e nuovi. Ma sono le varie eccezioni che confermano la regola.

 

I problemi maggiori di solito, s

ono un banconiere affidabile e i conti, che sennò qui il prossimo anno si chiude tutto eh!!.

 

E infatti chiudono.

Stanno chiudendo come stanno chiudendo le varie Feste dell’Unità. Non è che la gente ha meno voglia di un tempo di stare insieme e di uscire dopocena. Anzi.  Però cerca forme alternative, feste nuove, locali nuovi. Specialmente i giovani.

 

Giusto o sbagliato che sia

a volte l’Etrusco ha come l’impressione che quel immenso patrimonio culturale che suo nonno gli ha lasciato si stia dissolvendo. Rapidamente e senza rimpianti.

 

Un giorno sembrerà di raccontare una favola dicendo che c’era gente che nel loro tempo libero, gratis, costruivano dei luoghi e facevano delle feste, che muravano mattoni e cucinavano centinaia di coperti solo per il gusto di farlo.

 

Solo per stare insieme.

Perché in Toscana di stare in casa, con queste belle serate, ieri come oggi, non se ne parla proprio.

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